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INTERVISTA A VANDANA SHIVA

A

RIPRESA INTEGRALE INCONTRO

 

VANDANA SHIVA
(Dialoga con Stefano Liberti)

Vandana Shiva è una studiosa indiana e attivista politica e ambientalista, si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell’agricoltura e nell’alimentazione; si è occupata anche di questioni legate ai diritti sulla proprietà intellettuale, alla biodiversità, alla bioetica, alle implicazioni sociali, economiche e geopolitiche connesse all’uso di biotecnologie, ingegneria genetica e altro. È tra i principali leader dell’International Forum on Globalization.

Nasce nel 1952 a Dehra Dun nell’India del nord, nel 1978 Shiva consegue il dottorato di ricerca in filosofia alla University of Western Ontario, Canada, con una tesi vertente sulle implicazioni filosofiche della meccanica quantistica, dal titolo “Variabili nascoste e località nella teoria quantistica”. Successivamente si occupa di ricerca interdisciplinare (scienza, tecnologia e politica ambientale) all’Indian Institute of Science e all’Indian Institute of Management di Bangalore. Dopo aver fatto ritorno in India abbandona il campo della filosofia della scienza per dedicarsi all’agricoltura.

Nel 1982 fonda la Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy e si dedica ai temi della biodiversità, della bioetica, delle implicazione socio-economiche connesse all’uso delle biotecnologie e dell’ingegneria genetica. Nel frattempo inizia a seguire con attenzione l’impegno femminile per la difesa del pianeta e si unisce al movimento Chipko, che a partire dagli anni Settanta è stato protagonista di proteste che hanno visto le donne indiane mobilitarsi contro la deforestazione. Ha fondato l’associazione Navdanya (in hindi “nove semi”). Per il suo impegno a favore della popolazione indiana e per la sua lotta in difesa dell’ambiente, è stata premiata con il Right Livehood Award. Il 9 aprile 2013 ha ricevuto dall’Università della Calabria la laurea honoris causa in Scienza della nutrizione.

 Nel breve saggio “Povertà e globalizzazione” Shiva correla la povertà del terzo mondo agli effetti della globalizzazione. In esso si ritrovano in sintesi i punti chiave del suo pensiero, che ha esposto in altri libri.

«Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l’economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone”.»